CRESCERE I BAMBINI NELL’ERA DIGITALE

Ogni nuova tecnologia porta indubbiamente con sè comodità e vantaggi, ma, come ogni cambiamento, non si può fare a meno di chiedersi quale sarà il suo effetto sulla vita e il benessere quotidiani e il possibile “rovescio della medaglia”, costituito dagli effetti collaterali può incutere ancora più timore quando si tratta di comprendere quali siano le migliori modalità di introdurre i nuovi strumenti a disposizione nella quotidianità dei propri figli, soprattutto quando sono molto piccoli.

E’ doveroso premettere che non sono stati i cellulari e i tablet a dare il via a interrogativi circa la salute e lo sviluppo dei piccoli: quando i bambini leggevano molto nel passato, ci si preoccupava che ciò potesse inficiare la qualità della vista, quando si è diffusa la tv in ogni abitazione, il timore era che sarebbero stati incollati allo schermo.

Certo, sembra che ci sia un’attrazione fortissima verso gli schermi di tablet e cellulari e che i bambini non ne abbiano mai abbastanza, ma la questione è: come utilizzare questo per lo sviluppo e per l’apprendimento? Si può mettere la tecnologia al servizio dell’attenzione e dell’impegno, anzichè della distrazione, e renderla interattiva e utile per lo sviluppo sociale? E quali sono i limiti da porre? E’ legittimo sentirsi disorientati…

Quale direzione prendere? Una regola non c’è ma la bussola è la relazione.

Il cellulare può essere utilizzato in modo selettivo, ci sono tantissime applicazioni che consentono l’apprendimento del vocabolario o di abilità spaziali, il cui avvento è però così recente che non si dispongono di dati scientifici che ne dimostrino l’efficacia.

Ad oggi non abbiamo parametri che diano una risposta certa sugli esiti dell’utilizzo delle nuove tecnologie sullo sviluppo dei bambini e sulla loro educazione, proprio per questo un’utile pilastro orientativo è proprio la qualità delle relazioni: la tecnologia in famiglia sta potenziando gli scambi relazionali o li sta limitando?

Ciò che è davvero educativo è che i genitori passino del tempo con i loro bambini, che le sane e rassicuranti routine affettive siano preservate: durante il prezioso momento della lettura della favola per favorire l’addormentamento ad esempio, i benefici che i figli trarranno per il loro sviluppo saranno gli stessi sia che venga utilizzato un libro cartaceo, sia che si guardi o si legga su un tablet poichè il contatto emotivo e la funzione contenitiva del genitore rimangono immutati. Ciò che diventa preoccupante è che a leggere od ascoltare il tablet possa essere il bambino da solo: lì vi sarà la differenza, poichè verrà a mancare l’apprendimento mediato dalla relazione con il genitore, che non può osservare dove sta andando l’interesse del figlio, non è presente per fare collegamenti tra le parti di una storia e il loro quotidiano famigliare, o per spiegare il significato di parole nuove; ma più di ogni altra cosa mancherà il beneficio del contatto fisico e della condivisione con il genitore.

Ma c’è un’età in cui è davvero troppo presto perchè un bambino maneggi un touchscreen?

Qualche anno fa l’associazione americana dei pediatri aveva raccomandato di non far avvicinare bambini sotto i due anni ad uno schermo, senza alcun dato scientifico a supporto di questo; in realtà bambini molto piccoli possono beneficiare del contatto con nonni o parenti lontani attraverso skype o altri strumenti digitali, cosa che di contro la televisione non consente poichè non è così interattiva; se una persona via skype mostra un oggetto spiegando cos’è, il bambino sta apprendendo allo stesso modo in cui lo farebbe se la persona fosse nella stessa stanza e allo stesso tempo sta coltivando la relazione con un famigliare che sarebbe altrimenti impossibile fare a distanza.

In America è stato stimato che mediamente ogni bambino guarda 40 ore di tv ogni settimana, e questo è un dato sconcertante, poichè il tempo sacrificato ad altre attività è davvero molto: solo quando un bambino è annoiato riesce a creare qualcosa di nuovo e oggi succede sempre meno, a discapito della creatività e della curiosità. Come raggiungere facoltà essenziali come il controllo degli impulsi, la capacità di passare da un’azione ad un’altra, quella di tenere informazioni nella memoria di lavoro, se il bambino non sta cercando di ottenere qualcosa, motivato a raggiungere un obiettivo come fa quando gioca, poichè non si sta mettendo alla prova abbastanza?

Concludiamo ribadendo che non c’è un dosaggio ottimale della tecnologia, che i nuovi strumenti a disposizione possono costituire una risorsa, quando mediano la relazione o addirittura la facilitano abbattendo le distanze, ma anche un limite quando la sostituiscono, impoverendo i contatti autentici e andando a riempire vuoti temporali e affettivi, impedendo così lo slancio creativo personale la ricerca di scambi relazionali.

Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse riuscirà a porne uno” (A. Einstein)

Bibliografia:

http://www.apa.org/research/action/speaking-of-psychology/digital-children.aspx

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