IN EQUILIBRIO TRA SFIDA E RICCHEZZA: LA FAMIGLIA ALLARGATA

La famiglia ricostituita, ricomposta o “aperta” è quella famiglia in cui i partner hanno già un’esperienza matrimoniale alle spalle e talvolta dei figli avuti dalla relazione precedente.

La famiglia ricomposta non è da considerare come diversa forma di famiglia ma come forma storica del famigliare, i cui membri, provenendo però dal divorzio, portano con sé un travaglio specifico riguardante il legame.

Essa è la concretizzazione di valori postmoderni orientati all’autorealizzazione, in cui la famiglia esiste se e in quanto l’individuo la vive e la realizza costruendo un’intimità con gli altri membri basata sulla fiducia, che presuppone a sua volta apertura reciproca; essa si fonda su una relazione basata sulla contrattazione, sull’espressione di bisogni, desideri e vulnerabilità.

La complessità cui si trova a far fronte la famiglia aperta può essere fonte di rischio, per la vasta gamma di scelte a disposizione, ma anche una grande ricchezza costituita dalla possibilità di potersi confrontare con diverse persone e modelli di riferimento e dal poter scegliere la propria appartenenza.

E’ bene in primis non sottovalutare la ferita che divorzio o separazione portano con sè, che può aver avuto come esito, nel migliore dei casi una crisi e messa alla prova del legame, oppure un crollo che si manifesta con chiusura e isolamento, se non sufficientemente elaborato.

Il compito che ci si trova ad affrontare è quello di ricomporre la relazione con l’altro, ma anche di riparare i danni arrecati all’idea di legame, dandogli nuovo vigore.

Dopo l’elaborazione della fine della relazione precedente è importante considerare la dimensione temporale nel processo di costruzione di una famiglia aperta: durante le fasi iniziali ognuno segue e tende a rimanere legato alle abitudini e alle norme del precedente nucleo familiare; solo in un momento successivo comincia in genere la costruzione di una nuova unione permessa dall’ espressione di bisogni e conflitti e dal lavoro sulle differenze; negli stadi finali si stabilizzano le nuove relazioni e la struttura familiare della famiglia ricomposta emersa si solidifica.

Tutti i membri si trovano ad affrontare una vera e propria sfida di integrazione tra il vecchio e il nuovo, alla ricerca di un equilibrio dinamico nel dover divenire gruppo familiare; i passaggi necessari da compiere riguardano sia l’interno che l’esterno della famiglia: del primo ambito fanno parte  la maturazione della nuova coppia e l’esito evolutivo della precedente relazione, insieme alla costruzione della relazione tra genitori, figli e fratelli acquisiti, che andranno a confluire nella nascita di un senso di appartenenza alla nuova unità familiare; i compiti di sviluppo da affrontare con l’esterno consistono invece nel mantenimento dei rapporti con l’altro genitore, con la parentela, sviluppo di relazioni con le nuove famiglie estese.

Le risposte ai seguenti interrogativi sono cruciali nel predire la qualità dei legami e il benessere emotivo della nuova famiglia:

  • Come i partner che hanno vissuto l’esperienza del divorzio, hanno lasciato la “casa-legame”: hanno conservato o demolito la precedente esperienza facendo un taglio netto con il passato?

  • Quale equilibrio si è raggiunto tra il rispetto della gerarchia generazionale e l’apertura a funzioni di sostegno nei confronti di figli non propri? A che punto ci si trova nel continuum che va da apertura e legittimazione del genitore non biologico, alla chiusura e negazione di tale legittimazione?

Cosa è possibile fare allora per il benessere delle famiglie ricostituite?

  • Elaborare le perdite: del coniuge, del genitore, dell’idea di famiglia di origine;

  • Avere aspettative realistiche, prima tra tutte la consapevolezza di appartenere ad una famiglia non tradizionale che ha necessità di un certo tempo per costruirsi;

  • Che la nuova coppia sia solida e ci siano confini chiari tra coppia e famiglia;

  • Creazione di riti familiari, che mettano insieme il vecchio e il nuovo, ossia ciò che ognuno porta con sè dal passato, integrato con parti uniche che rappresentino la nuova unione;

  • Sviluppo della relazione tra genitori e figli acquisiti, basata su flessibilità e chiarezza di ruoli;

  • Collaborazione tra le famiglie, dove gli adulti cooperano (e non confliggono o competono) nell’interesse dei figli.

Ciò che predice un buon funzionamento della famiglia allargata sembra essere infatti un buon grado di collaborazione tra gli ex coniugi nello svolgimento della funzione genitoriale dopo la separazione; il rapporto tra i due ex coniugi sembra essere ciò che influenza come il figlio viva i rapporti con il genitore non affidatario; l’aver raggiunto un buon equilibrio tra comportamenti permissivi-comportamenti restrittivi e tra comportamenti invischianti-comportamenti che favoriscono l’autonomia reciproca; la relazione tra stepparent (cioè matrigna o patrigno) e figliastro sembra essere tuttavia determinante nel predire la felicità familiare, più della relazione coniugale, mentre le difficoltà sono spesso il risultato di ambiguità e confusione di ruoli.

Gli obiettivi principali della nuova coppia consistono in un particolare sforzo di integrazione che richiede negoziazione, capacità di non essere rigidi e un lavoro di costruzione dei legami che richiede un certo tempo: è proprio per questo che durante i primi anni di questa riorganizzazione familiare possono verificarsi crisi e rotture con molta più probabilità rispetto ai primi matrimoni; in particolare è emerso come le difficoltà maggiori della coppia consistano nel bilanciare le proprie esigenze con quelle dei figli, soprattutto perchè il comportamento degli adulti influenza anche la qualità delle relazioni tra le nuove fratellanze.

La soddisfazione dei membri della famiglia ricostituita sembra dipendere da un complesso intreccio di equilibri da raggiungere, ma accanto al dolore, alla fatica e allo sforzo che i nuovi adattamenti richiedono, si aprono nuove possibilità di arricchimento e l’occasione di sperimentare nuove appartenenze.

Il sostegno professionale all’intero sistema famigliare in queste fasi delicate può aiutare nel complesso lavoro di integrazione tra le proprie storie e le diversità di cui ognuno è portatore valorizzandole, aiutando la nuova famiglia a superare le differenze trasformandole in risorse.

Bibliografia:

  • Luci ed ombre delle famiglie aperte. In La crisi della coppia, a cura di M. Andolfi, Cortina, Milano, 1999.
  • Confini, gerarchia, triangolarità: per una clinica delle famiglie ricomposte; Vittorio Cigoli, in “INTERAZIONI” 1/2002.

Fonte immagine:

https://www.google.it/search?q=cesaroni+-+colonna+sonora+originale&sa=X&ved=2ahUKEwja_4ffuvPaAhUGBiwKHaOVBXgQvQ4oAHoECAAQJw&biw=1600&bih=772

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