Cosa dicono i motti famigliari della nostra identità?

Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all’estero e non ci scriviamo spesso. Quando ci incontriamo possiamo essere l’uno con l’altro indifferenti o distratti, ma basta fra noi una parola, una frase, una di quelle frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte nella nostra infanzia. Ci basta dire “Non siamo venuti a Bergamo per fare campagna!” o “De cosa spussa l’acido solfidrico?” per ritrovare a un tratto i nostri antichi rapporti, la nostra infanzia e giovinezza, legata indissolubilmente a quelle parole. Una di quelle parole ci farebbe riconoscere l’uno con l’altro, noi fratelli, nel buio di una grotta, fra milioni di persone. Quelle frasi sono il nostro latino, il vocabolario dei nostri giorni andati, sono il fondamento della nostra unità famigliare.

N. Ginzburg ‘Lessico famigliare’

Questo passo è esemplificativo dell’importanza del linguaggio, strumento simbolico per eccellenza, nella trasmissione del famigliare: è attraverso di esso che si mantiene e tramanda il legame e si permette ad ognuno di riconoscersi come parte di un gruppo con storia.

Lo scambio linguistico nel qui ed ora porta con sé la ricchezza della cultura familiare e la connessione tra passato, presente e futuro. Nei motti familiari si sedimentano valori, miti, riti e modelli e viene rappresentato l’intreccio di affetti ed etica che caratterizza e rende unica ogni famiglia.

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